Caso Delmastro Segreto di Stato e Segreto d’ufficio

Il segreto di stato
Il segreto di Stato è un vincolo posto dal Presidente del Consiglio dei ministri – mediante apposizione, opposizione, o conferma dell’opposizione – su atti, documenti, notizie, attività, cose e luoghi la cui conoscenza non autorizzata può danneggiare gravemente gli interessi fondamentali dello Stato. Si tratta di un atto politico che può essere disposto esclusivamente dal Presidente del Consiglio dei Ministri in quanto vertice del potere esecutivo. La costruzione dell’istituto – concepito quale elemento di tenuta dell’intero sistema democratico – è volta, da un lato, attraverso la previsione di limiti e garanzie, a circoscrivere e regolare l’utilizzo del segreto di Stato, dall’altro ad assicurarne l’effettività, limitando l’accesso alle notizie tutelate da questo vincolo ad un numero estremamente ristretto di soggetti. In tale quadro il legislatore ha disciplinato anche il rapporto tra segreto di Stato e processo penale, stabilendo che l’esistenza del segreto di Stato impedisce all’Autorità giudiziaria l’acquisizione e l’utilizzo, anche indiretto, delle notizie sottoposte al vincolo, fermo restando la possibilità per il giudice di ricorrere ad altri strumenti di prova, purché gli stessi non incidano sul medesimo oggetto. Pertanto, il segreto di Stato:
– impedisce all’Autorità giudiziaria l’acquisizione e l’utilizzazione delle notizie sulle quali è apposto;
– si differenzia dalle classifiche di segretezza, la cui attribuzione ha natura di atto amministrativo, che non sono opponibili all’Autorità giudiziaria.
Quanto ai limiti e alle garanzie, la legge 124/2007 esclude tassativamente che il segreto di Stato possa riguardare informazioni
– relative a fatti eversivi dell’ordine costituzionale o concernenti terrorismo, delitti di strage, associazione a delinquere di stampo mafioso, scambio elettorale di tipo politico-mafioso
– limita la durata del vincolo a 15 anni, ulteriormente prorogabili dal Presidente del Consiglio dei ministri per un periodo che non può complessivamente superare i 30 anni
– impone al Presidente del Consiglio dei ministri di comunicare i casi di conferma dell’opposizione del segreto di Stato al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, indicandone le ragioni essenziali.
Su richiesta del Presidente del COPASIR, il Presidente del Consiglio dei ministri è tenuto a esporre, in una seduta segreta, il quadro informativo idoneo a consentire l’esame nel merito della conferma dell’opposizione del segreto di Stato. Se ritiene infondata l’opposizione, il Comitato ne riferisce a ciascuna delle Camere per le conseguenti valutazioni fa obbligo al Presidente del Consiglio dei ministri di motivare l’opposizione e la conferma dell’opposizione del segreto di Stato. Avverso tali atti può essere sollevato un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale, cui il segreto non può in alcun caso essere opposto Infine, la legge 124/2007 dispone che, nel caso in cui l’opposizione del segreto di Stato determini un contrasto con l’Autorità giudiziaria, a decidere debba essere la Corte Costituzionale, organo nei cui confronti il segreto di Stato non può essere mai opposto.

Il Segreto d’ufficio

Il dovere, imposto agli impiegati pubblici, di non comunicare all’esterno dell’amministrazione notizie o informazioni di cui siano venuti a conoscenza nell’esercizio delle loro funzioni, ovvero che riguardino l’attività amministrativa in corso di svolgimento o già conclusa. Nell’ambito del diritto amministrativo, la disciplina del segreto d’ufficio, inizialmente prevista nel R.D. n. 2960/1923, è ora contenuta nell’art. 15 del d.P.R. n. 3/1957, la cui formulazione originaria era espressione di un contesto socio-normativo improntato al principio della segretezza dell’azione amministrativa.
In seguito, la l. n. 241/1990 (art. 22 e ss.) ha riconosciuto il diritto di accesso ai documenti amministrativi come principio generale dell’attività amministrativa, volto ad assicurarne l’imparzialità e la trasparenza, riformulando il testo del citato art. 15. Di conseguenza, non si verifica una violazione del segreto d’ufficio quando la comunicazione di un’informazione o di una notizia avvenga nel rispetto delle norme sul diritto di accesso e all’impiegato pubblico è consentito rilasciare copie ed estratti di documenti nei casi non vietati dall’ordinamento. Inoltre, rispetto alla previgente disciplina, il divieto di divulgazione trova applicazione anche in assenza della possibilità che si verifichi un danno per la pubblica amministrazione. Peraltro, nell’ambito della riforma del rapporto di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni e con la sottoscrizione dei contratti collettivi di lavoro che ne disciplinano i relativi istituti, il rispetto del segreto d’ufficio è stato inserito fra gli obblighi posti a carico del dipendente pubblico per il corretto svolgimento della prestazione lavorativa, al fine di evitare l’utilizzo a fini privati di informazioni e, quindi, comportamenti che possano ledere l’immagine dell’amministrazione.

Articolo 326 Codice Penale
(R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398)
[Aggiornato al 14/12/2024]
Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio
Dispositivo dell’art. 326 Codice Penale
Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualità, rivela notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni(1).
Se l’agevolazione(2) è soltanto colposa, si applica la reclusione fino a un anno.
Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, per procurare a sé o ad altri un indebito profitto patrimoniale, si avvale illegittimamente di notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, è punito con la reclusione da due a cinque anni. Se il fatto è commesso al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto non patrimoniale o di cagionare ad altri un danno ingiusto, si applica la pena della reclusione fino a due anni(3).
Note
(1) Il primo comma sanziona le condotte di rivelazione di notizie d’ufficio e di agevolazione non colposa della conoscenza di queste. Si ricordi che non è punibile il terzo che apprende o si limita ad apprendere la notizia, in quanto assiste alla rivelazione o è stato agevolato nel procurarsene la conoscenza (concorso necessario improprio).
(2) Per agevolazione si intende la condotta con cui uno in qualsiasi modo, anche omissivo, rende possibile o più agevole a chi non h il diritto o la competenza procurarsi per via autonoma la conoscenza della notizia.
(3) Il carattere indebito o ingiusto rafforzano la funzione selettiva del dolo secondo alcuni autori, altri invece lo ritengono inutile ai fin della descrizione della fattispecie.
Spiegazione dell’art. 326 Codice Penale
Il bene giuridico tutelato è la segretezza delle notizie di esclusivo dominio della Pubblica Amministrazione.
Ai fini della configurabilità del delitto in oggetto è necessaria, oltre ala rivelazione o alla facilitazione della rivelazione di notizie segrete, anche la violazione di doveri inerenti alla funzioni o al servizio.

Va sottolineato che la norma risulta di scarsissima applicazione in seguito alla ”apertura” della giurisprudenza e della legislazione amministrativa verso i privati con riguardo ai documenti amministrativi, grazie agli istituti dell’accesso documentale ed alla figura del difensore civico, che, tendendo ad una P.A. come “casa di vetro”, hanno fatto sì che i documenti qualificabili come segreti siano rimasti sempre meno.

Al secondo comma è prevista una fattispecie di natura colposa, qualora il pubblico funzionario non abbia permesso la rivelazione delle notizie in maniera dolosa.

Al terzo comma sono invece disciplinate altre due fattispecie aggravate, qualora il soggetto pubblico si avvalga delle notizie per conseguire un indebito profitto patrimoniale, oppure qualora il fatto sia commesso per conseguire un ingiusto profitto non patrimoniale (ad es. per mera curiosità) o per causare ad altri un danno ingiusto.

Corso ANCIS in “Sicurezza urbana”: l’elaborato del socio Alfonso Raiola

L’Associazione Nazionale Consulenti Intelligence & Security persegue nella sua mission di promuovere costantemente programmi formativi e di aggiornamento per i soci, ed anche per i non iscritti.

Il professionista associato Alfonso Raiola, al termine del corso in “Sicurezza urbana”, ha prodotto il seguente elaborato.

La sicurezza urbana è strettamente correlata al contesto socioculturale. L’obiettivo è quello di garantire una buona qualità della vita ai cittadini attraverso il pieno godimento dello spazio urbano. Aspetti fondamentali della sicurezza urbana sono: l’inclusione sociale, la quale
deve garantire l’inserimento di ciascun individuo all’interno della società indipendentemente dalla presenza di disabilità o povertà; la riqualificazione socioculturale, specialmente nelle aree meno centrali delle città.

Queste operazioni influiscono positivamente sulla qualità di vita dei cittadini, i quali, in un ambiente “sicuro” e pulito, tendono a relazionarsi tra loro ed a rispettare l’ambiente che li circonda. L’atteggiamento di un individuo, purtroppo, varia in base all’ambiente che lo attornia. Tendenzialmente (per semplificare) l’uomo non sporca ove c’è ordine e pulizia ma non esita a sporcare dove c’è incuria.

La sicurezza urbana ricopre un posto talmente importante nella vita dei cittadini tale da essere regolamentata dall’articolo 4 della legge 48 che recita testualmente: “…si intende per sicurezza urbana il bene pubblico che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città, da perseguire anche attraverso interventi di riqualificazione e recupero delle aree o dei siti più degradati, l’eliminazione dei fattori di marginalità e di esclusione sociale, la prevenzione della criminalità, in particolare di tipo predatorio, la promozione del rispetto della legalità e l’affermazione di più elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile, cui concorrono prioritariamente, anche con interventi integrati, lo Stato, le Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano e gli enti locali, nel rispetto delle rispettiva competenze e funzioni”.

Tutti i cittadini, consapevoli dell’importanza che la sicurezza urbana ricopre nelle loro vite e sentendosi direttamente responsabili della loro sicurezza, possono partecipare a rendere più sicure le loro città, collaborando con le forze dell’ordine basandosi su un concetto di “sicurezza partecipata”.

Un valido esempio è rappresentato dai gruppi di “Controllo del vicinato”, ossia cittadini residenti in una determinata zona che partecipano e collaborano con le forze di polizia. Essi promuovono la sicurezza urbana attraverso la solidarietà tra i cittadini stessi, allo scopo di ridurre la frequenza di reati contro la proprietà (e le persone), segnalando alle forze di polizia situazioni inusuali o comportamenti sospetti. Ognuno, insomma, deve tentare di fare la sua parte allargando il concetto di “Sicurezza” ad uno più ampio, chiamato “SICUREZZA PARTECIPATA ED
INTEGRATA”.

Naturalmente, il ruolo principale e fondamentale viene ricoperto dalla scuola e dalla famiglia. Come afferma Kant: “La bestia è già resa perfetta dall’istinto… L’uomo invece… non possiede un istinto e deve quindi formulare da sé il piano del proprio modo di agire… La specie umana deve esprimere con le sue forze e da se stessa le doti proprie dell’umanità. Una generazione educa l’altra… L’uomo può diventare
tale solo con l’educazione”.

Corso ANCIS in “Stress management”: l’elaborato del socio Fabrizio Vignozzi

L’Associazione Nazionale Consulenti Intelligence & Security promuove corsi di formazione ed aggiornamento per i propri soci, e non solo.

Il professionista associato Fabrizio Vignozzi, al termine del percorso in “Stress management”, ha prodotto il seguente elaborato.

Gli ultimi decenni hanno visto la tecnologia entrare a far parte della nostra vita in maniera profonda. È di tutta evidenza che l’uomo di oggi sfrutta le potenti capacità degli strumenti tecnologici per svolgere anche le più semplici operazioni quotidiane. In casa come nel lavoro, la tecnologia ha sostituito il lavoro muscolare dell’uomo, riducendone l’impegno fisico. Si pensi alla lavatrice, che consente di eliminare lo sforzo fisico; il Personal Computer, che elabora grandissime quantità di dati in pochissimo tempo eliminando lo sforzo mentale dell’uomo; ed ancora, il cellulare, appendice elettronica della nostra memoria, che con la sua capacità di memorizzare dati consente di evitare lo
sforzo mentale di ricordare.

La tecnologia riesce a eliminare lo sforzo, fisico e mentale, dell’uomo eseguendo in pochissimi minuti lavori che avrebbero richiesto giorni o settimane per essere eseguiti dall’uomo. La velocità con la quale la tecnologia esegue i propri compiti ha però una conseguenza diretta
sull’essere umano: lo costringe ad una accelerazione innaturale nell’eseguire le operazioni necessarie a dominare i risultati ottenuti dalle componenti tecnologiche. Nelle fabbriche abbiamo robot che assemblano velocemente prodotti, ma anche uomini che sono costretti a velocizzare le proprie attività per gestire correttamente la grande quantità di prodotti realizzati dalle macchine. Nelle aziende i Personal Computer elaborano enormi quantità di dati in pochissimo tempo, con la conseguenza che il lavoratore è costretto ad “utilizzare” velocemente i dati ricevuti dalle macchine.

Dunque, la tecnologia impone ritmi accelerati innaturali per l’uomo, con la conseguenza di trovarsi spesso a dover affrontare uno inaspettato livello di stress che, nel tempo, se non correttamente gestito, può arrivare a produrre effetti molto gravi. Bisogna difatti chiarire che lo stress è una condizione naturale dell’uomo, che serve a rispondere agli stimoli dell’ambiente per produrre una risposta comportamentale idonea ad affrontare la situazione. Lo stress, nella sua dimensione naturale, aiuta l’uomo a governare gli eventi. Quando si verificano aumenti del livello di stress, l’uomo è comunque ancora in grado di affrontare correttamente le condizioni ambientali, ma questo solo se gli alti livelli di stress si verificano per brevissimo tempo.

In molte situazioni lavorative lo stress si presenta in modo silenzioso, impercettibile, e permane a lungo, fino a generare nel lavoratore una condizione sempre più grave, che in alcuni casi raggiunge livelli patologici o, in qualche caso, cronici. Questa condizione, oltre a generare un danno alla salute del lavoratore, riduce fortemente le performance dello stesso, portando effetti negativi sulla produzione e, per conseguenza, sui risultati economici aziendali.

Negli ultimi anni le aziende hanno sentito la necessità di studiare questi fenomeni per comprendere in che modo evitarli, giungendo alla consapevolezza che sia necessario intervenire sui lavoratori per metterli nella condizione di saper “gestire” i propri livelli di stress per averne un migliore controllo. Gli studi in questo senso hanno individuato precise tecniche e specifici percorsi utili a migliorare la gestione dello stress al fine di mantenere alti i propri livelli di produttività.

L’Associazione Nazionale Consulenti Intelligence e Sicurezza offre a tutti gli interessati, ed in forma gratuita, un interessante corso di “Stress Management”, curato dalla Dott.ssa Lupidi, che attraverso una prima fase di “conoscenza” ed in una successiva fase di “gestione”, consente di raggiungere livelli di “situational awareness”, di consapevolezza e di capacità, utili a ridurre gli effetti invalidanti dello stress. Migliori performance, riduzione delle patologie correlate, riduzione del tasso di assenteismo, miglioramento delle condizioni ambientali dei lavoratori sono solo una piccola parte dei risultati che è possibile raggiungere grazie a questo interessantissimo strumento.

Parola ai soci: Fabrizio Vignozzi

Uno tra gli ultimi associati ad ANCIS – Associazione Nazionale Consulenti Intelligence & Security in ordine cronologico è Fabrizio Vignozzi.

Psicologo e formatore, con un passato nelle Forze Armate, oggi supporta il mondo dell’imprenditoria nel campo dell’Intelligence.

1 – Cosa vuol dire per te Sicurezza?

Ritengo che il concetto di sicurezza sia soggettivo, e che quindi sia utile guardare alla sicurezza come ad uno Status, una sensazione, una condizione psicologica. A mio parere questa condizione andrebbe raggiunta e conservata principalmente con la valutazione dei bisogni del soggetto e la prevenzione del rischio specifico.

 

2 – Su cosa stai lavorando in questo periodo?

La mia attività attuale riguarda principalmente due aspetti: l’Insider Threats (inteso come atteggiamento umano) e il Reverse Targeting (applicando principalmente la psicologia comportamentale).

 

3 – Cita un progetto inerente la sicurezza che ti riguarda professionalmente in prima persona

Al momento non ho pubblicato un mio scritto, anche se sto preparando un trattato sul Reverse Targeting. Esperienze personali potrei citarne tante, ma l’episodio che più di altri mi ha orientato nel mio attuale ruolo riguarda l’aver potuto vivere una esperienza diretta di guerra.

In queste circostanze ho svolto il mio servizio con le truppe americane, Tra i loro ranghi vi sono ufficiali provenienti dalla gavetta (ex Vietnam, ex Libia, ecc.) e ufficiali provenienti dagli istituti di formazione (laureati in discipline strategiche). Queste due figure, capaci di mettere in sinergia l’esperienza acquisita sul campo e la forza nozionistica della istruzione, rappresentano esattamente la direzione che provo a realizzare nelle aziende che seguo, facendo lavorare in sinergia personale che ha tanta esperienza con personale che ha studiato tanto.

 

4 – Perchè hai scelto ANCIS?

Affacciandomi al mondo del lavoro, mi sono accorto che in Italia certe professionalità non sono codificate e rappresentate. Tra le tante associazioni che ho trovato, l’ANCIS mi ha colpito per la serietà dei contenuti messi online ed il pregiato rilievo professionale dei suoi rappresentanti.

Mi farebbe piacere esserne parte attiva, contribuendo a svilupparne i programmi ed i contenuti formativi. Vorrei anche che questa Associazione si estendesse territorialmente, per avere maggiore visibilità e rappresentatività, cosa che probabilmente fa già parte dei progetti di ANCIS. Sarei lieto ed onorato di poter esserne io stesso riferimento territoriale.

 

Biografia di Fabrizio Vignozzi

Titolare di ALIUD Intentionem Intellego, in giovane età si è arruolato trascorrendo più di trentotto anni nelle Forze Armate occupandosi prevalentemente di Intelligence, Psycological Operations, Security e partecipando a numerosi corsi di formazione in ambito nazionale ed internazionale, fino a ricoprire l’incarico di Capo Sezione Intelligence.

Istruttore Intelligence, ha tenuto diversi corsi di formazione nell’ambito delle attività di Interrogatore prigionieri, Recupero e salvataggio di ostaggi, HUMINT.

Con un background formativo scientifico, una Laurea in Psicologia, e diversi master di aggiornamento tra cui in Criminal Profiling, Gestione delle emergenze, Diritto Umanitario Internazionale, da qualche anno mette al servizio del mondo imprenditoriale la propria esperienza, offrendo ad Executive Manager la sua professionalità nel campo Intelligence e nella formazione.

Gli auguri del Presidente ANCIS per Natale 2021

Cari soci tutti,

Questo anno è stato veramente difficile per tutti.

Questa pandemia, che non sembra voglia lasciarci, ci ha provato fortemente impedendo tante iniziative ed attività che diversamente si sarebbero potute fare. Ciò non ha tolto, però, la voglia di fare da parte del direttivo ANCIS che sta pianificando delle iniziative per il 2022.

Il mio pensiero ora è rivolto ai soci che hanno creduto nel progetto, che credono nell’ANCIS, ed a cui rivolgo il mio affettuoso abbraccio per un sereno Natale estendendo tale augurio anche agli affetti più cari.

Il nuovo anno porterà, come ripeto, delle novità e delle collaborazioni importanti e per questo motivo ringrazio tutti voi, la vostra pazienza, l’apporto professionale che sinora avete dato.

Vi Auguro infine un Buon Anno sicuro che questo sarà un anno di importante crescita professionale dell’ANCIS, dei suoi soci e degli obiettivi che tale associazione si è da sempre prefissata.

Il Presidente
Dott. Mauro Piermarocchi

ANCIS presente all’evento “Educazione alla legalità”

Il 23 novembre 2021 si è svolta presso la Scuola di Formazione e Aggiornamento della Polizia Penitenziaria “Giovanni Falcone” la presentazione del progetto di studio per il Polo Didattico di Poggio Mirteto (RI) dal titolo “Educazione alla legalità – Il rispetto dell’essere umano”, promosso dalla Croce Rossa Italiana, Comitato Bassa Sabina, cui l’ANCIS è partner insieme a Coldiretti e alla Polizia Stradale di Rieti.

La mattinata è cominciata con un momento di forte intensità emotiva, in quanto il collegamento con l’Istituto scolastico è stato attivato davanti alla teca dove è custodita l’auto su cui viaggiava il giudice Falcone nel momento del suo attentato a Capaci e dove ha perso la vita.

La presentazione è poi continuata nell’aula magna della Scuola dove i relatori presenti, ognuno in rappresentanza dell’Ente o istituzione partner del progetto, hanno affrontato i temi di loro stretta competenza, con un unico filo conduttore: il rispetto dell’essere umano.

La nostra Vice Presidente, dott.ssa Valeria Lupidi è stata speaker e moderatrice dell’evento che ha riscosso molto interesse da parte dei circa cento adolescenti collegati da remoto.

Il progetto prevede incontri tematici con gli studenti che si svolgeranno nel corso dell’anno scolastico. L’ANCIS parteciperà con suoi rappresentanti affrontando il tema delle “inciviltà” ovvero la mancanza di rispetto per gli altri componenti della società in cui viviamo.

Parola ai soci: Franco Marella

Diamo il benvenuto al nuovo associato ANCIS – Associazione Nazionale Consulenti Intelligence & Security Franco Marella, protagonista di questo appuntamento della rubrica “Parola ai soci”.

Da sempre con una particolare predisposizione per il mondo della security, Marella già nel 1980 si arruola nella Guardia di Finanza nel 59° Corso sottufficiali “Cefalonia”, concludendo la carriera con il grado apicale della categoria Luogotenente Carica Speciale. Nel 2014 ottiene dalla Prefettura di Bari la licenza per Investigatore Privato, riconsegnata nel 2020.

Oggi si occupa di assistere, insieme all’associazione Penelope, le famiglie delle persone scomparse cercando di portare alla luce dei cosiddetti casi “freddi”.

1 – Cosa vuol dire per te Sicurezza?

Per sicurezza intendo quel complesso di norme e iniziative, anche delegate, per la tutela della comunità da ogni forma di “aggressione” volta a sovvertire l’ordine costituito delle cose. Inoltre in merito alla “sicurezza”, credo fortemente nella raccolta, analisi, divulgazione e coordinamento delle informazioni utili a prevenire i reati a cura delle agenzie di informazioni sia in Italia che all’estero.

 

2 – Su cosa stai lavorando attualmente?

Mi sto occupando dell’analisi dei fascicoli processuali definiti e/o archiviati per conto delle famiglie degli scomparsi quando vi è il fondato sospetto che le indagini e l’attività endo-processuale non abbiano portato alla verità circa le motivazioni della scomparsa soprattutto quando dello scomparso on c’è traccia.

 

3 – Cita un progetto inerente la sicurezza che ti riguarda professionalmente in prima persona

Tipico esempio di Intelligence è quello che ho svolto presso il N.I.S. U.S. a Napoli. Ero incaricato di raccogliere informazioni tra i militari americani, le famiglie degli stessi e alcuni ambienti della criminalità campana. Il fine della mia delicata mansione era quello di “intendere” se i trasporti via mare internazionali della Marina Americana potevano essere il modo giusto per far uscire o entrare in Italia persone o cose non gradite e pericolose.

 

4 – Perchè hai scelto ANCIS?

Perché è iscritta al MiSE, perchè può rilasciare quello che definirei un “bollino blu”, e soprattutto perché provvede alla formazione continua degli associati. Secondo la mia visione ANCIS potrebbe essere un veicolo per introdursi nel mondo meno conosciuto dai più, ma peculiare agli addetti al settore, della security Intelligence.

 

 

Biografia di Franco Marella

Durante la carriera in GdF sono stato trasferito in prima assegnazione presso il Comando 5 Compagnia Napoli – quale Comandante di Squadra dove ho svolto attività per la repressione del Contrabbando di tabacchi lavorati esteri. In tale contesto ho svolto attività da infiltrato e sono stato “distaccato” presso il Naval Crime Investigave Service (N.I.S.) delle forze americane di stanza a Napoli.

Nel 1986 sono stato trasferito a richiesta presso la neo costituita Brigata della G di F in Solofra (AV) occupandomi di attività istituzionale del Corpo (verifiche fiscali).

Dal 1990 al 2014 sono stato trasferito per ragioni di famiglia presso la X^ Legione Bari , ora Comando Provinciale. Sono stato assegnato dapprima al Comando tenenza della GdF di Molfetta (BA) quale comandante di squadra occupandomi prevalentemente di polizia giudiziaria, successivamente al Comando 2^ compagnia Bari, quale comandante di sezione. Nel 1992, sono stato scelto quale comandante della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Trani (BAT) ed infine gli ultimi anni assegnato presso la Direzione Investigativa Antimafia di Bari.

Nel 2014 Ho ottenuto dalla Prefettura di Bari la licenza per Investigatore Privato riconsegnata nel 2020.

Attualmente mi occupo di assistere, insieme all’associazione Penelope, le famiglie delle persone scomparse cercando di portare alla luce casi “freddi” di persone di cui non si è mai saputo che fine hanno fatto. Per questo motivo ho sottoscritto con il quotidiano online bariseranews.it  anche l’incarico di giornalista in prova per la cura di uno spazio dedicato alle problematiche anzidette.

Sono iscritto all’albo dei CTU del Tribunale di Bari al n.212 d’ordine.